Prefazione al N° 9
Carlo Maggini
RIASSUNTO
Gli stati misti, considerati sino a pochi anni fa non altro che un reperto archeologico degli accademici esercizi semeiologici e nosografici della psichiatria della fine del secolo scorso e dell'inizio di questo, si sono riproposti all'attenzione della psichiatria attuale come un'area di grande interesse sia dal punto di vista pragmatico che euristico. Questi disturbi, infatti, per la variabilità e il polimorfismo che li contrassegnano (che giustifica la non soddisfacente operazionalizzazione criteriale), assumono spesso configurazioni fenomeniche proprie di altri ambiti nosografici (schizofrenia, disturbo schizoaffettivo, disturbo psicotico breve, disturbi di personalità) dai quali, sulla base della semplice valutazione trasversale, appare non agevole differenziarli. Gli stati misti, inoltre, per l'eterogeneità fisiopatologica che li contrassegna (stati misti stabili e instabili, stati misti veri, varianti della mania nucleare, manie complicate, depressione agitata), rendono ineludibile un'attenta analisi psicopatologica e storico-biografica al fine di programmare un trattamento adeguato e individualizzato. Questo rende conto della mancata elaborazione di condivise linee-guide terapeutiche per queste condizioni cliniche. Dal punto di vista euristico lo studio degli stati misti si propone come banco di prova della validità dei modelli teorici dei disturbi bipolari (modello bipolare, modello del continuum, modello bidimensionale e triangolare), consente di illuminare i nessi patogenetici tra patologia dell'umore e produttività psicotica e di meglio definire quell'area grigia che si colloca tra disturbi dell'umore da un lato e disturbi psicotici e di personalità dall'altro.In questo senso di grande rilievo appare la bipartizione degli stati misti proposta dalla scuola di Amburgo (stati misti e quadri misti) e da quella di Vienna (stati misti stabili ed instabili) e l'integrazione del concetto di stati misti instabili con il Modello della Coerenza Dinamico-Strutturale di Janzarik. La diagnosi categoriale, malgrado le precarietà che ad essa ineriscono, mantiene in questo ambito clinico piena validità ai fini di un adeguato trattamento e di un corretto giudizio prognostico. La diagnosi di stato misto (e quindi di disturbo bipolare) può consentire, infatti, di evitare a molti pazienti un trattamento improprio e di sottrarli ad una negativa ipoteca prognostica.
Parole chiave: